Scusate il ritardo. Scusate se riprendiamo con un po’ di ritardo – motivi strettamente personali - la controversa vicenda De Cesare – D’Agostino. Ovvero l’intreccio Avellino-Calcio e Gas nei rapporti commerciali tra i gruppi dei due imprenditori.

Il riepilogo in rapidissima sintesi. 1) Lunedì 29 luglio, Orticalab titola così un articolo-commento del sottoscritto: “Tra i debitori dell’ingegnere De Cesare c’è anche D’Agostino: per alcuni milioni, non per pochi spiccioli”. 2) Il giorno dopo arriva un comunicato con annesso documento di 11 pagine, del quale vien data integrale pubblicazione, ed il cui contenuto sostanziale è sintetizzato nel titolo: “Gruppo D’Agostino: nessun debito nei confronti Sidigas”.

E’ del tutto evidente che si leggono due verità contrapposte. Cosa ha fatto, Franco Genzale, cioè il sottoscritto, ha dato una notizia falsa? Scordatevelo.

Prima, però, di spiegarne il perché, è decisamente opportuno chiarire che - a differenza di quanto si insinua in quel comunicato – mai c’è stata volontà del sottoscritto, in qualsiasi forma, di gettare “discredito su Aziende sane, puntuali nei loro adempimenti, da sempre rispettose delle prescrizioni di legge e delle Autorità competenti”. Tutt’altro. L’unica volontà è sempre stata, oggi è e sempre sarà di raccontare le cose di interesse pubblico con onestà e rigore professionale.

Veniamo ai fatti. Il debito, che ammonta a poco più di un milione e mezzo di euro, si rileva dalla fattura Sidigas che lo stesso Gruppo D’Agostino richiama nella nota e nel documento dell’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), salvo a sostenerne la inesigibilità attraverso l’interpretazione soggettiva del documento Arera. Lo stesso importo di debito è riportato nei bilanci Sidigas attualmente nelle mani dei commissari giudiziali. Dunque, la notizia data dal sottoscritto, peraltro in un contesto tutto relativo all’offerta di D’Agostino per l’acquisto dell’Avellino Calcio (altrimenti non ce ne sarebbe potuto fregar di meno), è una notizia vera.

Altro è la contestazione della fattura che ne fa il Gruppo D’Agostino. Altro è la stessa delibera dell’Arera, che è un’Autorità di Regolazione, non certo un Tribunale Civile.

Ma restiamo ancora ai fatti. E in particolare al richiamo alla delibera Arera che si fa nel comunicato. Il Gruppo D’Agostino sostiene che la deliberazione Arera del 13 luglio 2017 non è stata mai impugnata da Sidigas. Evidentemente il Gruppo non è informato. L’impugnazione c’è e tanto più: porta la data del 10 agosto 2017, numero di riferimento AJ/SG/aj/9004/17, è indirizzata (via mail Pec) al Sig. Presidente dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico e al Direttore responsabile della Direzione Sanzioni e Impegni, ed è composta di dodici cartelle dattiloscritte (che alleghiamo per gli scettici e i frettolosi giudizi senza troppo giudizio).

L’impugnazione Sidigas smonta punto per punto la delibera Arera e ne chiede il riesame. C’è di fatto, Signore e Signori, che dall’agosto del 2017 ad oggi, ossia a distanza di due anni, l’Autorità non ha ancora sbrigato quella pratica, e nessuno sa se si tratti di silenzio assenso o di colpevole silenzio per non dire.

C’è di fatto, Signore e Signori, che mentre l’Arera impiegò solo una manciata di giorni per esprimersi sulla contestazione sollevata dalle società interessate del Gruppo D’Agostino, in ben settecentoventi giorni non ha trovato un paio d’ore di tempo per deliberare sull’impugnazione Sidigas.

C’è di fatto, che le annunciate (nella deliberazione Arera) sanzioni a carico di Sidigas non si sono mai concretizzate in atti conseguenziali, evidentemente per assoluta mancanza del presupposto necessario, ovvero l’eventualità di atti Sidigas fuori dalle regole.

Una curiosità, ma è soltanto memoria cronachistica, nient’altro che questo, nel 2107 il Capo del Gruppo omonimo, Angelo Antonio D’Agostino, era ancora deputato: e ciò potrebbe spiegare, quanto meno, che totalmente preso dai tanti impegni parlamentari non era beninformato circa l’impugnazione di Sidigas.

E siamo alle conclusioni. Significa, questo racconto dei fatti, che il gruppo D’Agostino “deve” pagare il debito vantato da Sidigas e riportato nei bilanci dei commissari giudiziali? La nostra risposta è: sono fattacci loro. E ribadiamo: intanto ci siamo interessati a questa vicenda in quanto strettamente connessa alla “partita” dell’Avellino Calcio. Tant’è che per primi – e sottolineiamo primi – abbiamo sostenuto che la soluzione D’Agostino, se supportata da fatti chiari e seri, e non da furbizie, sarebbe stata la migliore per il presente e per il futuro dell’Avellino Calcio.

Quando poi si è cominciato a dare addosso a De Cesare perché aveva rifiutato l’offerta dei 500mila euro avanzata da D’Agostino, da giornalisti doverosamente “curiosi” abbiamo cercato di capire (per poi riferire ai lettori) cosa ci fosse dietro l’ostinato rifiuto del titolare della Sidigas. E’ uscito ciò che è uscito e ve lo abbiamo raccontato. Tutto qui. Voi cosa avreste fatto al posto di De Cesare, convinto com’egli è di vantare da D’Agostino un credito di un milione e mezzo di euro: l’avreste accettata una qualsiasi offerta d’acquisto dell’Avellino Calcio da parte dell’imprenditore di Montefalcione se prima questi non avesse onorato il debito da voi ritenuto certo e sacrosanto?

P.S.

All’esame dei commissari giudiziali, l’offerta di 500mila euro di D’Agostino, che il sindaco Festa aveva definito “congrua”, un “gesto d’amore verso la città”, è apparsa di gran lunga lontana dal valore della società di Calcio. Ora non è più soltanto Barisano a dirlo. Lo dicono gli unici giuridicamente abilitati a farlo.

Qual è la nostra opinione al riguardo? Quella della prima ora, quando nessuno si esprimeva. La soluzione ottimale resta ancora D’Agostino: offra il prezzo giusto, convinca De Cesare che quel milione e mezzo non è un debito ma una fantasia, e palla a centro.